Il racconto della gita del primo maggio

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«Avrei una proposta da sottoporre al parere del Consiglio», esordisce il Presidente durante il Direttivo dell’Oratorio. Lo guardiamo incuriositi e ascoltiamo: «Facciamo una gita! Una bella gita parrocchiale per passare insieme il ponte del primo maggio!». «Dove?» domanda qualcuno. Iniziano le proposte: ci vorrebbe una meta interessante e non troppo distante… Don Mauro si offre come tour operator: «Ci penso io … prenoto il pullman e prendo contatti!».

Alle 6 del 30 aprile, si parte per Ostia antica, importante sito archeologico dell’antica Roma! La giornata è fresca e soleggiata, una guida ci accoglie e comincia la visita di quella che fu un’importante città portuaria. L’impatto è un po’ sconcertante: tanti “muretti” pieni di erbacce, il selciato che rende faticosi e incerti i passi… ma, a poco a poco, l’urbe prende forma e le parole della guida accendono l’immaginazione. Procediamo aiutandoci in quei su e giù, attenti a non inciampare, affascinati dai resti a cielo aperto, ma ben conservati: abitazioni, terme, anfiteatro, mosaici, ristorante, stazione dei carabinieri. La pausa pranzo nell’oratorio della vicina Ostia lido ci ristora e, fatti due passi sul lungomare tirrenico, si parte per il santuario della Madonna del Divino Amore. Siamo un po’ stanchi, ma non rinunciamo al giretto con la Sorella che ci narra di questo luogo sacro, dove la Madonna, madre attenta e generosa, compie gesta d’amore per i suoi figli. La Santa Messa ci unisce agli altri visitatori nel ringraziamento a Dio, per i suoi doni. È sera, cena e qualche chiacchiera, poi tutti a nanna! Il primo maggio è una giornata speciale a Viterbo, la “città dei due Papi”. Impreziosita dai colori e profumi di San Pellegrino in Fiore, offre al nostro gruppo un interessante percorso lungo le vie del centro storico medievale, ricco di scorci e di bellezze artistiche, e negli scavi sotterranei di tufo. Un lauto pranzo ci rimette in forma per l’ultima tappa: Civita di Bagnoregio, conosciuta come “la città che muore”. Ai nostri occhi uno spettacolo unico e mozzafiato. L’antico borgo si presenta arroccato su un’altura di tufo rossiccio, circondato dal vuoto e da calanchi di bianco calcare, sottoposti a continua erosione. È stato faticoso camminare fin qua, ma ne è valsa la pena! Si riparte e, tra un Rosario e una Bella ciao, arriviamo a Fano: «Oh don Mauro, rifacciamo un’altra gita?».

Sonia

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