21 Aprile 2013 – In viaggio con una volontaria della Caritas parrocchiale

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Negli ultimi due anni, la crisi economica e sociale che investe fortemente anche la nostra città, ha indotto la Caritas della nostra parrocchia, unitamente alla Caritas diocesana, a rilevare i profondi mutamenti di bisogni emergenti, da parte delle persone che si presentano a domandare un aiuto per il proprio sostentamento. Di seguito a ciò, il servizio dei volontari Caritas oggi sta cambiando sotto alcuni aspetti, nel tentativo di rispondere alle nuove necessità, anche attraverso progetti piccoli e grandi e soprattutto cercando si sensibilizzare e coinvolgere più ampiamente la comunità. A questo proposito abbiamo rivolto alcune domande a Germana Beordo, responsabile della Caritas della nostra parrocchia.

  • Come sono cambiate le richieste di aiuto nell’ultimo periodo?

«Si può parlare di cambiamento sostanziale delle richieste, poste dalle persone che si rivolgono a noi e con cui abbiamo un rapporto anche da anni, già dall’anno 2011 e molto più nel 2012. Mentre prima le persone ci chiedevano informazioni e contatti per poter trovare una casa in affitto, adesso vengono a chiedere il lavoro. Purtroppo ritornano al centro Caritas coloro che in passato erano riusciti a raggiungere una loro indipendenza, avendo trovato una casa, un lavoro per sostenersi, talvolta avviando attività di piccola impresa. La situazione di crisi economica li porta da noi sempre più spesso a chiederci il pagamento di affitto, bollette, a volte anche le spese scolastiche dei figli piccoli. Fino a due anni fa, poteva capitare di venire a conoscenza di richieste di lavoro come badanti, colf e riuscivamo ad orientare positivamente la domanda di lavoro specie da parte delle signore. Adesso, specie per ciò che riguarda le collaboratrici domestiche, molte famiglie hanno tagliato questa voce dalle loro spese famigliari e non riusciamo più a trovare nessuna soluzione a queste richieste. Tuttavia, recentemente la Caritas diocesana, attraverso l’ufficio per l’impiego di Fano ed in collaborazione con le diverse Caritas di zona, ha avviato un progetto per l’inserimento di persone nel mondo del lavoro, secondo una modalità che prevede un periodo di tirocinio. Alcune esperienze sono già attive in realtà locali o attività commerciali. In questo caso la ditta non ha spese a suo carico, mentre la persona viene remunerata per il suo lavoro dalla Caritas diocesana. Questo progetto ha come obiettivo l’inserimento attivo di persone nel lavoro allo scopo di apprendere un mestiere e fornire loro un dignitoso sostentamento. In effetti il nostro servizio come Caritas ha sempre avuto come obiettivo quello di sostenere le persone, almeno in parte, nelle loro necessità, incoraggiandole a raggiungere progressivamente una propria autonomia. Il punto è di non fare carità rendendo passive le persone, ma aiutarle a divenire responsabilmente attive nel percorso di miglioramento della loro condizione e consapevoli della loro piena dignità umana».

  • Come operano i volontari della Caritas per supportare economicamente le famiglie?

«Per ciò che riguarda le bollette, ad esempio, se una famiglia ci chiede di aiutarla nel pagamento, alcune le paghiamo noi, alcune talvolta le paghiamo con fondi della Caritas diocesana, altre vengono saldate dalla famiglia. Ciò, però, non avviene sempre, ma solo nelle situazioni di estrema necessità. Per esempio ci è capitato di pagare delle bollette insolute, per consentire alla famiglia di poter chiedere all’ente fornitore di rateizzare e pagare da sola quelle di successiva scadenza».

  • Mi sembra di capire che esiste una rete di coordinamento delle Caritas a livello diocesano: è così?

«Sì, in effetti negli ultimi cinque anni, rispondendo ad una necessità oggettiva di comunicare tra volontari delle diverse Caritas di zona, abbiamo finalmente intrapreso una comunicazione più intensa ed efficace. Talvolta la coordinazione con altre Caritas è fondamentale per comprendere le diverse situazioni, specie in casi più complessi e delicati. Per questo c’è in progetto di costituire un collegamento tramite internet dei diversi centri Caritas della Diocesi e con il centro Caritas diocesano, costituendo anche una vera e propria banca dati comune, relativa ai diversi casi, in modo da ottimizzare le diverse risorse a disposizione. Attualmente chi necessita di un aiuto deve innanzitutto riferirsi alla Caritas della propria zona, ossia a quella della propria parrocchia o a quella più vicina, tramite il parroco; inoltre è necessario un primo momento di ascolto delle persone che si presentano al nostro centro. Nella nostra parrocchia, il giorno dedicato a queste operazioni è il martedì pomeriggio, altrimenti è possibile prendere un appuntamento con le due volontarie che seguono quasi esclusivamente questo servizio. Si tratta di operatrici con competenze in ambito psico-sociale, di ampia esperienza, avendo anche frequentato apposito corsi di formazione. Riteniamo che l’ascolto sia una fase fondamentale nella conoscenza delle persone, anche di quelle con cui abbiamo rapporti da anni. Infatti esso non è utile solo per raccogliere le richieste, ma soprattutto per instaurare un rapporto personale umano, per capire veramente le diverse situazioni di difficoltà. Questo è il primo aiuto che viene dato: sostegno ed incoraggiamento personale. Poi, durante il colloquio, viene redatta una scheda di sintesi relativa al caso specifico, per poter definire gli elementi essenziali utili al centro Caritas e prossimamente inseribili nella banca dati diocesana».

  • Quali sono gli altri contributi che offrite alle famiglie che si rivolgono al centro Caritas della nostra parrocchia?

«Distribuiamo un pacco alimentare ad ogni famiglia ogni due settimane e forniamo capi di vestiario. Per ciò che riguarda gli alimenti, riceviamo mensilmente un rifornimento da parte dell’AIME (AGEA, AIUTI CEE), distribuiti a livello regionale da Banco Alimentare. Talvolta, come nello scorso novembre, il Banco Alimentare indice direttamente una campagna di raccolta di alimenti, i cui proventi vengono dettagliatamente smistati a livello nazionale; ciò avviene in modo tale da poter ridistribuire il cibo nelle diverse regioni, in maniera adeguata alle esigenze. Va detto che gli alimenti vengono anche acquistati direttamente con i soldi della nostra Caritas parrocchiale, grazie alle offerte dei parrocchiani e con quelli della Caritas diocesana, integrati con alcuni generi alimentari provenienti dal “Cesto della carità”, presente nella nostra chiesa. Nel 2012 sono state 63 le famiglie che hanno potuto usufruire di almeno 206 pacchi alimentari. Il numero dei pacchi è stato inferiore rispetto al 2011 perché abbiamo cercato di concentrarne la distribuzione rendendoli più consistenti, una volta al mese, a causa di problemi logistici dovuti ai lavori per l’edificazione della casa di accoglienza “Padre sempre”. La distribuzione del pacco non è seriale: ognuno viene preparato adeguandolo al numero delle persone che compongono la famiglia ed in base alle sue effettive necessità, poi alcune persone riescono ad integrare meglio di altre la spesa con le proprie risorse. Per lo stesso motivo, la raccolta e la distribuzione di indumenti sono state sospese per un anno e verranno riprese il prossimo 16 aprile 2013. Per il futuro dovremo pensare ad una migliore organizzazione della raccolta del vestiario; l’obiettivo è quello di cercare di guidare ed abituare le persone, che desiderano generosamente fornire i propri vestiti, a rispettare alcune semplici regole di base, di decoro e norme igieniche. E dovremmo anche organizzare in modo più ordinato la loro distribuzione. Infatti non tutti sanno che la raccolta di vestiti da parte della Caritas e il servizio di raccolta svolta dall’Aset sono due cose completamente diverse. La prima ha lo scopo di selezionare e distribuire abiti adeguati alle persone bisognose che hanno contatti con il centro Caritas parrocchiale, la seconda smaltisce anche riciclando il vestiario non più indossabile perché molto danneggiato dall’usura o altri agenti. A volte le persone ci portano interi scatoloni pieni di vestiti molto rovinati, macchiati, ammuffiti e quant’altro, indumenti che obiettivamente non è più possibile indossare. C’è una nostra volontaria che svolge un prezioso e difficile lavoro di selezione e preparazione degli indumenti, tuttavia purtroppo esso si rivela una perdita di tempo perché nella maggior parte dei casi non sono utilizzabili. Ora, se pensiamo che un vestito noi lo metteremmo, allora è adatto anche per il nostro fratello che ne ha bisogno, altrimenti vuol dire che non è adeguato a nessuno. Dobbiamo imparare a pensare alla persona vicina che ci chiede aiuto come a noi stessi».

  • Diamo un po’ di numeri: le spese dell’anno 2012 hanno consentito di rispondere a tutte le esigenze?

«La spesa relativa all’acquisto di generi alimentari per l’anno 2012 è stata di circa € 2.500, al fine di integrare il rifornimento del Banco Alimentare. Per il contributo al pagamento di bollette, affitti e medicinali sono stati spesi circa € 3.000. Il 31 dicembre 2012 il saldo del centro Caritas di San Cristoforo era di oltre € 4.000; tuttavia, rispetto alla fine del 2011, risultavano circa € 1.800 in meno. Di fatto, il saldo del 2011 ha usufruito delle entrate dovute a diverse iniziative di beneficenza, molto utili anche per le spese del 2012. Infatti rispetto al 2011 anche le offerte sono diminuite, mentre le necessità sono inevitabilmente aumentate. Le offerte vengono raccolte durante la Messa della carità settimanalmente e, più recentemente, anche in altre occasioni, come durante la Messa delle Ceneri. Altre offerte provengono da benefattori, un gruppo ristretto di persone che si fanno carico delle necessità del centro Caritas, tuttavia sarebbe necessaria una rete di supporto un po’ più ampia per le famiglie in regime di necessità economica. Le famiglie aiutate dalla Caritas di San Cristoforo, nel 2012, sono perlopiù di origine straniera, talvolta in Italia da diversi anni, altre provengono dalle regioni dell’Italia meridionale, infine solo due o tre sono originarie di Fano».

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  • Parliamo del nuovo progetto Caritas: la casa “Padre sempre”…

«La novità di quest’anno è l’inaugurazione della casa di accoglienza per padri separati “Padre per sempre”, avvenuta il 17 marzo scorso. Si tratta di un progetto che sta partendo in questi giorni, avviato per rispondere ad una nuova forma di “povertà”, sempre più evidente nella nostra società. La casa può ospitare quattro persone, tramite il centro diocesano sono già pervenute alcune richieste, esse verranno valutate da parte di un gruppo di operatori volontari (due della Caritas diocesana e due della Caritas parrocchiale), secondo procedure e criteri prestabiliti. Chi viene accolto potrà vivere in questa casa per un anno. Auspichiamo che questo periodo gli sia utile per raggiungere un nuovo equilibrio economico e sociale. Queste persone, poi, potranno anche usufruire di un supporto psicologico e legale».

a cura di Caterina Tonelli

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