1 Ottobre 2013 – Dietro le quinte della catechesi – INTERVISTA

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Dalla seconda settimana di ottobre, i gruppi di catechesi della nostra comunità ricominceranno le loro attività, con entusiasmo sempre rinnovato dalla vocazione a trasmettere la fede ai più piccoli. Nell’occasione abbiamo voluto ascoltare dalla viva voce degli stessi catechisti la testimonianza di alcuni aspetti di questo importantissimo servizio.

  • Un nuovo anno catechistico sta per iniziare. Quali sono le tue speranze in questo periodo?

Andrea: «La mia speranza è che io possa crescere come educatore, di poter trasmettere ai ragazzi tutte le mie conoscenze acquisite e invogliarli a seguire la via del Vangelo».

  • Quali sono i motivi fondamentali che ti hanno spinto a intraprendere questo servizio di educatore?

Andrea: «Ero già interessato a questo servizio poiché i miei educatori mi avevano sempre fatto capire che sarebbe stata una esperienza fantastica».

  • Ci sono delle situazioni che in particolare ti vengono in mente?

Andrea: «Di sicuro fare il catechista durante l’anno è un’esperienza bella, ma i campi scuola mi sono sempre rimasti nel cuore».

  • All’inizio di ogni anno, cosa rinnova il tuo entusiasmo dell’esperienza di servizio?

Cristiana: «Io credo che il servizio nella catechesi sia la risposta ad una precisa vocazione, diversa e complementare rispetto alle altre che nascono in seno alla comunità. Essere “catechisti” significa credere nella pedagogia del seme, essere coloro che preparano il terreno e rispettano la crescita segreta che in ciascuno porta ad un incontro con Dio profondo e maturo. Più che di entusiasmo, parlerei di “consapevolezza” maturata attraverso l’incontro e il confronto con la Parola di Dio, specie con alcuni brani che considero i miei personali testi-motivatori».

  • La comunità è cambiata ed è cresciuta in questi anni, anche grazie alla forte convinzione dell’importanza di operare l’annuncio cristiano già dai più piccoli fino oltre il sacramento della Confermazione. Come si è evoluto il metodo di fare catechesi?

Cristiana: «Lo stile catechistico della nostra parrocchia si è evoluto nel corso degli anni, nutrendosi di spunti metodologici anche molto diversi tra loro fino ad assumere la sua forma attuale, così peculiare e riconoscibile: l’idea di fondo è quella di un approccio che parta dall’esperienza del bambino o del ragazzo. Per quanto riguarda la catechesi dei più piccoli il punto di partenza è il gioco, che non è fine a se stesso, ma contiene un’idea, uno spunto da collegare all’annuncio della Parola che costituisce il cuore di ogni singolo incontro. La catechesi è strettamente collegata con l’anno liturgico, lo segue nel suo svolgersi e accompagna i bambini all’incontro con Gesù, la sua nascita, morte e Risurrezione. In questa dinamica vengono coinvolte anche le famiglie, tramite la preghiera che conclude ogni incontro e con ciò che i bambini hanno realizzato insieme e portano a casa per condividere in famiglia la propria esperienza. Per i ragazzi più grandi, invece, la catechesi passa attraverso l’esperienza associativa dell’Azione Cattolica dei Ragazzi, quindi con i metodi che le sono propri e che aprono l’esperienza comunitaria dall’orizzonte parrocchiale a quello diocesano».

  • Che cosa diresti ai ragazzi che intraprendono ora quest’esperienza di servizio?

Cristiana: «Un ragazzo che decide di condividere il proprio tempo e le proprie energie nel servizio catechistico lo fa in risposta ad una chiamata di cui può non essere del tutto consapevole ma che, comunque, esiste! Quello che direi (e che dico..) è: “Sono contenta di fare questo cammino insieme a te!”. Per me è sempre una gioia condividere con altri questa esperienza e l’unico consiglio che mi sento di dare è quello di avvicinarsi alla Parola di Dio in modo personale e quotidiano, per conoscere meglio Gesù, il Maestro-Amico, con il quale andare incontro ai più piccoli.

a cura di Caterina Tonelli

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